Una nevicata senza precedenti, una coppia in crisi, una donna svanita nel nulla. Giornali e social media iniziano a parlare dell’«impiegata quarantenne» scomparsa senza lasciare una riga o un indizio. Un amore dolcissimo che diventa veleno. Un noir che graffia l'anima.

 

Un noir che disturba e sorprende, una tensione che sale piano come la marea. La storia di un amore che lentamente si trasforma in veleno, di un vuoto intimo che trasfigura una ragazza meravigliosa. In questo senso Cosa resta di noi fa pensare ai romanzi di Patricia Highsmith.
Guia, la protagonista, chiama «morte vista al contrario» la sua impossibilità di avere un figlio: «una vita che non solo non inizia ma non riesce nemmeno ad essere concepita». Eppure è una ragazza nata per essere felice, di antica famiglia, scrittrice indirizzata al successo, sposata con un uomo che ama ed è pazzo di lei. Ma è in questa unione di felici che si infiltra il «lutto al contrario» del figlio mancato, come una crepa che si allarga e non si può fermare. Edo, il marito, il Narratore, segue le scene da questo matrimonio che si sta suicidando, nel letargo dorato degli inverni in Versilia, mentre Guia riversa in un prossimo romanzo tutta la sua disperazione e scrive di un tempo diverso da quello che stanno vivendo. Intorno le quiete banalità di coloro che «hanno tempo, soldi ed energie in surplus». Ma ad un tratto lo scenario cambia. Nella vita di Edo appare un’altra donna che però, pochi giorni dopo, svanisce nel nulla inspiegabilmente. La sua scomparsa diventa il caso del momento, segna l’irrompere di una realtà cieca e distruttiva nella crisi che Edo e Guia stanno cercando di affrontare. La lucida follia del circo mediatico divora torbidi risvolti in nome del conformismo e del pettegolezzo più morboso. Finché cosa resta di loro è soltanto l’assenza.
Giampaolo Simi, con la sua prosa capace di svariare dall’ironia alla tensione, riesce a raccontare di una specie di contagio che parte da una mancanza intima, fisica e spirituale, che si espande e diventa una trappola da cui nessuno riesce più a fuggire.

Giampaolo Simi ha pubblicato Il corpo dell’inglese (2004) e Rosa elettrica (2007). I suoi libri hanno ricevuto vari premi e sono stati tradotti in Francia (nella «Série noire» di Gallimard e presso Sonatine) e in Germania (Bertelsmann). Ha collaborato come soggettista e sceneggiatore alle fiction «RIS» e «RIS Roma». Nel 2012 è uscito il suo ultimo romanzo La notte alle mie spalle.




Nel Milanese, tra il Ticino e l’Adda, durante tutto il ­medioevo e successivamente in epoca rinascimentale, sorsero numerosi castelli, a volte vere e proprie fortezze, ma spesso anche lussuose ed elaborate residenze di potenti ­signori che amavano circondarsi di una raffinata corte. Ponti levatoi, torri coronate da merli protettori e recinti murati costituivano le strategie di ­difesa più opportune. 
Ticino e Adda risultavano una efficace barriera contro eventuali attacchi nemici e non furono rari i casi di invasioni e aspri scontri, che videro opposte fazioni lottare fino allo stremo per il possesso del territorio e del relativo castello.
I più importanti e suggestivi castelli del Milanese sono sicuramente quelli dei Visconti, i quali proteggevano i loro domini attraverso un innovativo sistema di ­difesa disposto in prevalenza lungo il corso dei fiumi, sistema che rendeva borghi e villaggi meno esposti ai potenziali nemici e faceva dei fortilizi un importante punto di vigilanza.


Luca Crippa e Paola Molteni Presentano
BACI A TUTTI di Andrea Antonello

Essere autistici è un po' come essere alieni: in testa si hanno le regole di un mondo, però si vive in un altro. Che magari non capisce l'importanza di allineare i telecomandi, tenere tutte le finestre chiuse o tutte aperte, toccare la pancia per fare amicizia. Andrea Antonello, il protagonista di Se ti abbraccio non aver paura, spiega a modo suo cosa significa convivere con gli umani, spesso un po' ottusi perché si affidano solo alle parole per capirsi. Come se gesti, colori e stati d'animo non potessero

Stabat Mater è un romanzo di Tiziano Scarpa ambientato all'inizio del XVIII secolo a Venezia, nel Pio Ospedale della Pietà dove vengono accolte le orfane o le bambine abbandonate.

Il libro ha vinto il "premio Strega" nel 2009



Associazione Kerkis propone Anfitrione di Plauto per la serie teatro antico in scena

Federico Maria Sardelli

AFFARE VIVALDI

In un romanzo storico l’appassionante ricostruzione di un grande enigma culturale. La storia della discesa nell’oblio della musica di Antonio Vivaldi, e della sua travolgente riscoperta, tra il Settecento e l’Italia fascista.

 

«La storia della riscoperta dei manoscritti di Vivaldi è davvero andata così. Diversamente dalla frase che i romanzieri pongono di solito alla fine del loro lavoro, io devo invece assicurare che i fatti narrati sono realmente accaduti, e solo in pochi casi ho dovuto inventare. La concatenazione degli eventi, per quanto bizzarra possa sembrare, è dovuta alla storia». Se conosciamo Vivaldi quanto lo conosciamo oggi, oltre le Quattro stagioni, ciò è dovuto alle peripezie dimenticate – assurde, incredibili, comiche, cariche a volte di suspense, intricate come uno spettacolo drammatico e farsesco – che questo romanzo storico rivela.
Il Prete Rosso, passato di moda dopo una vita di successi, morì in miseria e indebitato fino al collo. I manoscritti con la sua musica inedita, raccolta in centinaia di partiture autografe, passarono di mano in mano fra bibliofili e lasciti ereditari, scomparendo per quasi due secoli. Riemersero, seguendo vie accidentate e occulte, grazie al congiungersi dell’avidità di un vescovo salesiano e l’intelligente intuito di due studiosi appassionati, Gentili e Torri, musicologo dell’Università di Torino il primo, e direttore della Biblioteca Nazionale della città il secondo. Ma da questo momento in poi gli autografi del musicista veneziano dovettero passare nuove disavventure. Causa stavolta l’indifferenza dello Stato, l’odiosa idiozia antisemita del regime fascista, l’opportunismo e l’ingratitudine dei nuovi padroni dell’Italia.
Federico Maria Sardelli è uno dei massimi esperti di Vivaldi, nonché scrittore satirico. Egli ricostruisce il destino delle carte del grande compositore seguendo due percorsi. Da un lato gli eventi successivi che le seppellirono nell’oblio dal 1741 alla riscoperta; dall’altro la caccia all’indietro che i due miti eroi intrapresero per recuperarle. E poi le vicende pazzesche legate al tentativo di renderle aperte alla fruizione pubblica. Con il triste epilogo.
È un apologo, umoristico e tragico, della ben nota insensibilità dello Stato italiano verso i suoi patrimoni più nobili, e della sua ingratitudine. Ma vuole anche ristabilire una verità storica ed essere un tributo.
«Luigi Torri ed Alberto Gentili sono i veri eroi di questa vicenda. Se oggi conosciamo Vivaldi lo dobbiamo al loro fiuto, alla loro intelligenza, al loro infaticabile sforzo».

Federico Maria Sardelli (Livorno, 1963) è membro del comitato scientifico dell’Istituto italiano Antonio Vivaldi e responsabile del Catalogo Vivaldiano. Direttore d’orchestra e flautista, con prime incisioni ed esecuzioni mondiali tra cui riscoperte e attribuzioni di opere vivaldiane, è un protagonista della rinascita del teatro musicale del Prete Rosso. Ha scritto La musica per flauto di Antonio Vivaldi(2002), e dirige la collana di musiche «Vivaldiana». Fumettista e autore satirico (Paperi in fiamme e Saggi di metafisica neorazionalista con un metodo sicuro per indovinare i gratta e vinci, tra le sue opere), collabora con «Il Vernacoliere» dall’età di 12 anni.




Roberto Toppetta

IL DIVO AUGUSTO


L’appassionante opera di Toppetta, molto più di una semplice biografia storica, ha il merito di inserire Augusto nel suo tempo e contemporaneamente rendere conto di come quel tempo, quell’epoca in cui si mossero personaggi del calibro di Marco Antonio, Cleopatra e lo stesso Cesare, fu plasmata dall’ingegno politico di un uomo che superò tutti gli altri: il divo Augusto, principe dell’Urbe e dell’Impero.
Grande gioco a squadre IL PALIO DEI LIBRI

Inferno
di Dante

“Nel mezzo del cammin di nostra vita

mi ritrovai per una selva oscura
ché la diritta via era smarrita”

Comincia con una crisi uno dei capisaldi della nostra identità culturale. Comincia con una crisi e prosegue con un viaggio di conoscenza per uscire dall’oscurità e riveder le stelle.

Anche la crisi contemporanea, come la selva oscura di Dante, è una soglia da varcare e al tempo stesso un’opportunità di trasformazione.

all’attraversamento di questa soglia è sulle tracce di Dante: abbiamo concepito la messa in scena dell’inferno come un viaggio del corpo, della mente e dello spirito della comunità di artisti e spettatori, un’opportunità per dare il via al cammino che muovendo dalla selva oscura possa infine uscire a riveder le stelle.

Nella Commedia vi sono passi, versi, aggettivi, pronomi per i quali sono state fornite moltitudini di interpretazioni perfettamente inconciliabili fra loro. Sono stati scritti centinaia di migliaia fra libri, saggi, articoli, apparati di note, dizionari. Uno dei primi a intervenire fu Francesco Petrarca, che rinfacciava a Dante, morto da meno di quarant’anni, l’entusiasmo dozzinale degli osti e dei tintori fiorentini che ne blateravano le terzine storpiandole.

Anche noi, come i “profani” fiorentini del 1300, ci siamo impadroniti di queste terzine entusiasmandoci, a volte storpiandole e tradendole ma con il desiderio di regalare al nostro pubblico una rara occasione: poter assistere ai “sacri” versi farsi carne e voce, azione e suono.

Come a un novello Dante auguriamo dunque anche a voi spettatori, un buon cammino attraverso i gironi della prima Cantica della Commedia. Prima di uscire a riveder le stelle, come già accadde a Dante anche voi verrete interpellati da una moltitudine di dannati, che con parole disperate, irriverenti, nostalgiche o sacrileghe, ma sempre umanissime, vi racconteranno la storia della loro vita, il peccato che li dannò, il desiderio di essere ricordati nel dolce mondo.

Storie e racconti che parlano di viaggio o di viaggiatori ma anche di strani mezzi di trasporto..
Raul Montanari

IL REGNO DEGLI AMICI

Quando hai sedici anni e gli amici sono tutto il tuo mondo, l'iniziazione alla vita non può che essere violenta. Come l'amore. O la scoperta del male.


È l'estate del 1982. L'Italia ha appena vinto i mondiali di Spagna e Milano è deserta. Demo, Elia e Fabiano trovano una casa abbandonata sul naviglio Martesana e decidono di farne il loro Regno. Un posto segreto dove è possibile fumare, ascoltare i Led Zeppelin, sfogliare i giornaletti porno, scoprire il confine sottile tra complicità e gelosia, tra emulazione e rivalità. Un posto, anche, dove accogliere i nuovi amici, come Ric. Poi incontrano Valli, ed è un'apparizione. Lei è selvatica, ha gli occhi verdi, i capelli lunghi, un corpo esile chiuso in una salopette; vive in un camper con la madre e ogni giorno pesca nel canale. Senza volerlo la ragazza rompe il goffo equilibrio maschile del Regno, insinuando nel gruppo quella tensione erotica che è per tutti la grande scoperta e il grande dolore dell'adolescenza. Ma che qui genera un danno capace, in una sola notte, di cambiare il destino dei protagonisti. Mentre la pioggia si porta via l'ultima estate della loro giovinezza.

«Vivessi mille anni non dimenticherò mai quell'apparizione, la prima volta che finalmente vedevo da vicino la misteriosa ninfa della Martesana. Ma sí: in tutti quei giorni, quando ero andato alla casa da solo, per prima cosa ero sceso fino al bordo del canale e avevo guardato da tutte le parti. L'avevo cercata senza trovarla. Pensavo che non l'avrei piú veduta, che forse se n'era andata in vacanza, o era partita, scomparsa nel nulla da cui era uscita come una spuma».

Giancarlo Mele
la Martesana è bella anche in bici

Guida pratica alla (ri)scoperta non solo del naviglio 

Dopo il successo de La Martesana e il suo naviglio
Giancarlo Mele torna alla scrittura con un libro pensato per 
chi voglia arrivare all’Adda lungo l’alzaia del “naviglio Piccolo”. 
Per ciclisti e podisti, l’alzaia Martesana (­dalla Cassina 
di Pòmm
, in fondo a via Melchiorre Gioia, al santuario 
di Concesa, a Trezzo sull’Adda) si presenta come 
un percorso facile e pianeggiante, adatto anche 
ai bambini. 
Nel volume, ogni tratto del suggestivo “viaggio” lungo 
il naviglio che Mele propone è volutamente breve, 
per consentire al visitatore di scoprire tutto ciò che 
può offrire. Ciascuna tappa è corredata di una piantina 
e una scheda sintetica, con l’indicazione dei punti 
d’interesse, cui seguono numerosi approfondimenti, 
fra storia, arte e leggenda, e un ricchissimo 
apparato iconografico.

Giancarlo Mele, giornalista, scrittore e autore di testi teatrali, 
è nato a Milano, ma da trent’anni vive nella Martesana, 
cui ha dedicato tutti i suoi lavori. 
Nei romanzi Terre di confine (2007), Il riscatto degli Umiliati 
(2009), La stirpe del drago (2012), nelle rubriche “Misteri” 
e “I grandi”, uscite a puntate sul quotidiano Il Giorno
e nel volume La Martesana e il suo naviglio (2014) riprende 
e valorizza figure e vicende della storia della Martesana. 
Per il teatro ha scritto Thriller sforzesco (2008), 
Processo alle streghe (2011), I fantasmi di Bernabò (2013) 
Il mistero della Dama con l’Ermellino (2014).

Alice Basso

Imprevedibile piano della scrittrice senza nome

Scrivere è il suo mestiere
I libri la sua passione
Ma quello che non sa
è che possono salvare la vita 


Dietro un ciuffo di capelli neri e vestiti altrettanto scuri, Vani nasconde un viso da ragazzina e una innata antipatia verso il resto del mondo. Eppure proprio la vita degli altri è il suo pane quotidiano. Perché Vani ha un dono speciale: coglie l'essenza di una persona da piccoli indizi e riesce a pensare e reagire come avrebbe fatto lei. Un'empatia profonda e un intuito raffinato sono le sue caratteristiche. E di queste caratteristiche ha fatto il suo mestiere: Vani è una ghostwriter per un'importante casa editrice. Scrive libri per altri. L'autore le consegna la sua idea, e lei riempie le pagine delle stesse parole che lui avrebbe utilizzato. Un lavoro svolto nell'ombra. E a Vani sta bene così. Anzi, preferisce non incontrare gli scrittori per cui lavora.
Fino al giorno in cui il suo editore non la obbliga a fare due chiacchiere con Riccardo, autore di successo in preda a una crisi di ispirazione. I due si capiscono al volo e tra loro nasce una sintonia inaspettata fatta di citazioni tratte da Hemingway, Fitzgerald, Steinbeck. Una sintonia che Vani non credeva più possibile con nessuno. Per questo sa di doversi proteggere, perché, dopo aver creato insieme un libro che diventa un fenomeno editoriale senza paragoni, Riccardo sembra essersi dimenticato di lei.
E quando il destino fa incrociare di nuovo le loro strade, Vani scopre che le relazioni, come i libri, spesso nascondono retroscena insospettabili. Proprio ora che ha bisogno di tutta la sua concentrazione. Perché un'autrice per cui sta lavorando è stata rapita e la polizia vuole la sua collaborazione. C'è un commissario che ha riconosciuto il suo talento unico e sa che solo lei può entrare nella mente del sequestratore.
Come nel più classico dei romanzi, Vani ha davanti a sé molti ostacoli. E non c'è nessuno a scrivere la storia della sua vita al posto suo: dovrà scegliere da sola ogni singola parola, gesto ed emozione.
L' imprevedibile piano della scrittrice senza nome è il sorprendente esordio di Alice Basso. Una voce nuova, unica, esilarante. Un tributo al mondo dei libri, all'amore che non ha regole e ai misteri che solo l'intuito può risolvere. Una protagonista indimenticabile che vi dispiacerà lasciare alla fine del romanzo. 
Grande gioco ne rimarrà uno solo

DARIA COLOMBO, autrice Rizzoli, apprezzata per la sua scrittura “al femminile” coniugata con un forte impegno sociale e civile, che presenta il suo ultimo libro “Alla nostra età la nostra bellezza”.

1992. È in ritardo, quel giorno, Alberta. La frangia sugli occhi e il giaccone militare addosso, ha l’aria agguerrita mentre si avvicina all’entrata dell’università Statale di Milano. Lì uno sguardo la cattura: è quello di una donna più grande di lei, Annalisa, totalmente fuori contesto nei suoi vestiti eleganti e coi capelli freschi di piega. Poche parole e un sorriso. Ma a volte l’amicizia di una vita può nascere così, da un banale scambio di appunti. Loro sono due donne agli antipodi: Albi ha l’idealismo dei vent’anni, è sicura di sé e prende tutto ciò che vuole, Lisa invece è timida, madre di un’adolescente scontrosa, moglie di un uomo anaffettivo e forse ha ripreso a studiare per noia. Tra giornate spese sui libri e caffè rubati alle rispettive esistenze, le amiche si ascoltano, si capiscono e cambiano, condividendo via via anche l’insofferenza per il clima politico di quegli anni. Sono insieme il giorno del 1994 in cui Milano si riempie di ombrelli colorati, in un grande corteo contro la Destra al potere. Poi ancora, nel 2007, a volantinare per il nuovo partito che incarnerà la speranza. Nel frattempo sono cresciute. Con matrimoni in crisi, figli che se ne vanno e bambini appena nati, con qualche compromesso ma la forza di sempre. Perché Albi e Lisa, nonostante le delusioni, le battaglie perse e le ferite, non si lasceranno più. E ognuna a modo proprio, alla sua età e con la stessa bellezza, continuerà a lottare.
Odori e puzze ci accompagnano ogni giorno ma a volte ci piombano addosso e...

CHRISTIAN POGGIONI

La Buona novella
di Fabrizio De André

Voce e chitarra Marco Belcastro

Voce narrante Christian Poggioni

Promosso da Biblioteca Comunale di Inverigo

“Nella pietà che non cede al rancore, Madre, ho imparato l’amore”

La Buona novella di Fabrizio De André, basata sulla storia di Gesù Cristo raccontata dai vangeli apocrifi, è uno degli album più significativi nella storia della musica d’autore italiana, per la poeticità dei testi e la qualità delle melodie che raccoglie.

Lo stesso De André lo considerava una delle sue opere meglio riuscite: “I Vangeli apocrifi sono una lettura bellissima. Io considero il Vangelo il più bel libro d’amore che sia mai stato scritto. Ho scritto queste canzoni in pieno Sessantotto e resto convinto che abbiano una forte carica rivoluzionaria. Con la buona novella ho voluto dire ai miei coetanei di allora: guardate che le nostre stesse lotte sono già state sostenute da un grande rivoluzionario, il più grande della storia …

Marco Belcastro interpreterà le canzoni della Buona novella, accompagnandosi con la chitarra e alternandosi con Christian Poggioni, che introdurrà i brani e proporrà pensieri e aneddoti di Fabrizio De André.

Andrea Vitali 
LE BELLE CECE

Con Le belle Cece Andrea Vitali ci riporta nella Bellano degli anni Trenta, dove non succede mai niente e gli iperbolici ideali del regime non riescono a vincere gli intrighi e le scaramucce di paese. Gli esilaranti e improbabili personaggi di Vitali mettono in scena una giostra di comicità che, come sempre, rende la lettura dei suoi romanzi una piacevole compagnia.

Maggio 1936. 
Con la fine della guerra d’Etiopia nasce l’impero fascista. E Fulvio Semola, segretario bellanese del Partito, non ha intenzione di lasciarsi scappare l’occasione per celebrare degnamente l’evento. Astuto come una faina, ha avuto un’idea da fare invidia alle sezioni del lago intero, riva di qui e riva di là, e anche oltre: un concerto di campane che coinvolge tutti i campanili di chiese e chiesette del comune, dalla prepositurale alla cappelletta del cimitero fino all’ultima frazione su per la montagna. Un colpo da maestro per rendere sacra la vittoria militare. 
Ma l’euforia bellica e l’orgoglio imperiale si stemperano presto in questioni ben più urgenti per le sorti del suo mandato politico. In casa del potente e temutissimo ispettore di produzione del cotonificio locale, Eudilio Malversati, si sta consumando una tragedia. Dopo un’aggressione notturna ai danni dell’ispettore medesimo, spariscono in modo del tutto incomprensibile alcune paia di mutande della signora. Uno è già stato rinvenuto nella tasca della giacca del Malversati. Domanda: chi ce l’ha messo? E perché? Il problema vero, però, non è questo, bensì che fine abbiano fatto le altre. Dove potrebbero saltar fuori mettendo in ridicolo i Malversati, marito e moglie? Non essendo il caso di coinvolgere i carabinieri, per non mettere in giro voci incontrollabili, il Semola viene incaricato di risolvere l’enigma. Ma alla svelta e senza lasciare tracce, o le campane, questa volta, le suonerà il Malversati, con le sue mani, e saranno rintocchi poco allegri per la carriera del Semola.


Storie filastrocche sul cibo dove il cibo a volte non è nel piatto ma davanti al piatto!

La prima guerra mondiale obbliga gli scienziati italiani a scelte combattute. Neutralismo o interventismo? Difendere l’internazionalismo scientifico che parla di pace o raggiungere il fronte per combattere il militarismo prussiano? Il matematico Vito Volterra non ha dubbi e si arruola volontario (a 55 anni!), mentre Tullio Levi-Civita, anche lui matematico, tiene ben salda la bandiera del pacifismo. Ma nel libro troviamo anche la storia dei fisici e di Guglielmo Marconi, premio Nobel nel 1909, e quella dei chimici, in gran parte ostili al conflitto ma pronti a partecipare con impegno allo sforzo bellico del Paese. La scienza serve per vincere le guerre. Quella del ’14-’18 vede fra l’altro la tragica novità delle armi chimiche, il battesimo militare per aerei e dirigibili, l’invenzione del sonar per la guerra dei sommergibili. La scienza serve anche per costruire la pace, un progetto che i sopravvissuti al bagno di sangue della prima guerra mondiale portano avanti con grande determinazione e tensione etica.

 

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Come si fa costruire e mantenere la propria salute e il proprio benessere? E cosa si deve fare se questi due beni preziosissimi vengono a mancare, anche di poco? Questo libro cerca di rispondere a queste due domande fondamentali e lo fa mettendo in campo un approccio nuovo, eppure assai antico, che sta rivoluzionando dall’interno tutta la medicina occidentale: l’importanza dello stile di vita che ha il compito di mantenere in equilibrio la salute della mente e del corpo Quindi MANGIA: perché la salute dipende in gran parte dall’alimentazione; e poi MUOVITI, perché per sentirsi bene bisogna essere attivi e non passivi, in movimento nel senso più ampio del termine; e infine AMA perché non si può essere felici senza provare piacere e vivere con passione. Così, ci spiegano i nostri due esperti della mente e del corpo, il miglior medico che esista siamo noi stessi che coltiviamo la nostra salute, il nostro equilibrio, il nostro cuore.

APP LE MONTAGNE DI MARIO RIGONI STERN

Prima ancora che un grande scrittore, uno degli interpreti più autorevoli e universali del rapporto fra uomo e natura tra memoria e modernità, Mario Rigoni Stern ha incarnato l’anima stessa della montagna, ed è stato l’icona più profonda e autentica del suo territorio, Asiago e l’Altopiano dei Sette Comuni. È interpretando questo spirito che è stata concepita questa applicazione, scritta dal giornalista Sergio Frigo: essa intende raccontare la vita e approfondire i temi cari a Mario Rigoni Stern ma anche (grazie alle opportunità della mobilità satellitare) accompagnare nei suoi luoghi - quelli che lo hanno visto crescere e diventare uomo, scrittore di successo, cantore della montagna e della sua terra, e quelli in cui egli ha ambientato i suoi libri - coloro che amano le sue opere e ne apprezzano l’insegnamento, ma soprattutto i giovani, a cui egli era legatissimo e ai quali il suo messaggio può ora arrivare più agevolmente grazie alle nuove tecnologie e a nuove modalità comunicative.
Per coloro che volessero poi conoscere meglio il territorio di Mario, le sue montagne, il suo paese, i suoi richiami storici e culturali, le sue attrattive naturali e la cultura gastronomica e ricettiva che esso sa esprimere, l’applicazione offre anche alcune proposte turistiche che, in linea con la filosofia dello scrittore, intendono coniugare una serena sintonia col suo mondo con le più svariate opportunità di relax e divertimento.

 

 
   
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